POLVERE MAGICA

Assunsi la decisione di fare l'infermiera il giorno in cui vidi mio fratello, allora dodicenne, appartarsi con alcuni coetanei dietro la legnaia di casa e masturbarsi.
Si misero seduti sull'erba del prato.
Formarono un cerchio e iniziarono a confabulare fra loro.
A quel tempo ero una bambina ed incuriosita dal loro modo di fare andai a nascondermi dietro il fusto di un grosso albero e rimasi ad osservarli, senza capire di preciso cosa stessero combinando.
Uno dopo l'altro si slacciarono la patta dei pantaloni e tirarono fuori il pisello.
L'impressione che ne ebbi fu di un rituale magico, tanto mi appariva misteriosa la cosa.
Poi, ad un comando di quello che fra loro sembrava essere il capo del gruppo, iniziarono a menarsi il pisello.
La scena m'incuriosì a tal punto che ancora oggi ne porto vivo il ricordo insieme a poche altre cose che hanno segnato la mia vita.
Quella, infatti, fu la prima scena di sesso cui mi capitò d'assistere..
Dal concitato parlare dei ragazzi intuii che si trattava di una gara il cui vincitore sarebbe risultato chi fra di loro avrebbe eiaculato per primo nel prato.
Nonostante mio fratello fosse il più giovane d'età, aveva l'uccello più sviluppato rispetto a quello dei suoi compagni e si aggiudicò la competizione sborrando veloce come un fulmine dopo pochi tocchi di mano.
In quella occasione provai una certa invidia nei suoi confronti e dei compagni di gioco.
Desiderai ardentemente di avere fra le gambe un "coso" come il loro.
Invece avevo solo una piccola fessura che detestavo e mi faceva sentire diversa ed inferiore ai maschi.
Avrei voluto pisciare come loro sui muri delle case e gareggiare nel fare il getto della pipì più lontano.
Ci provai più volte, in tutte le posizioni, col solo risultato di bagnarmi fra le cosce.
Mi resi conto ben presto che non potevo essere come una di loro.
L'unica cosa che mi restava da fare era prendermi cura dei loro piselli, così presi la decisione di fare l'infermiera..
Da quell'evento sono trascorsi parecchi anni, circa quindici.
Di uomini ne ho avuti tanti, anzi parecchi, ma non ho mai abbandonato il desiderio di possedere fra le cosce quell'oggetto, quel "coso" che solo i maschi hanno.
Non sono lesbica, ma non disdegno essere ammirata dalle donne.
Ho un fisico che molti uomini giudicano uno schianto.
Quando cammino per strada od entro nei negozi, sento su di me lo sguardo della gente che mi circonda.
A dire il vero faccio di tutto per non passare inosservata.
Mi piace indossare gonne attillate, corte al punto da mettere in luce la parte superiore delle autoreggenti e le mutandine.
Sono solita indossare magliette aderenti, scollacciate, e preferisco lasciare intravedere il reggiseno di cui potrei anche fare a meno.
Ho le tette sode, integre, perfette, com'erano quando avevo sedici anni.
Le gambe le ho affusolate, dovreste vedermi quando indosso tacchi alti.
Pur essendo alta un metro e ottanta non ho complessi di sorta.
Calzo scarpe con tacchi a spillo in ogni occasione, salvo sul luogo di lavoro.
I capelli neri e lisci mi cascano sulle spalle, ma durante il servizio in ospedale ho l'abitudine di coprirli con la cuffia od il velo.
Forse vi chiederete cosa mi spinge questa sera a confidarmi con voi.
Penserete che sono una di quelle donne cui non mi manca niente per essere sessualmente felice.
Invece no, non è così. Lo ammetto, mi manca il cazzo fra le cosce.
Gli uomini a differenza di noi donne sono fortunati. Se desiderano trasformarsi in femmine possono riempirsi il petto di silicone e voilà: ecco che gli spuntano le tette.
Se desiderano possedere fianchi larghi e culo a mandolino, inseriscono dell'altro silicone e si trasformano in donne con tutti gli attributi.
Volendo possono persino farsi asportare l'uccello e mettere al suo posto un pezzo d'intestino che va a sostituire la fessura della "fica".
Ma noi donne come potremmo fare a diventare uomo?
Io voglio restare donna, mi piacerebbe soltanto provare ad avere l'uccello, tutto qui, ve l'ho già detto no?
E poi a me gli uomini piacciono tantissimo e per nessuna cosa al mondo rinuncerei ai loro cazzi.
Forse vi chiederete perché mi dilungo in queste riflessioni.
Questa, per me, è una serata molto particolare, straordinaria direi.
Ho un appuntamento.
Sì, un convegno d'amore con una donna: la Giusy.
A questo incontro ci penso da tre giorni, dalla sera in cui sono stata avvicinata nello spogliatoio da questa collega di lavoro.
Lei ha finto di perdere l'equilibrio e ha adagiato con noncuranza una mano sopra un mio seno.
- Cavoli. Se ce li hai sodi! - assentì, scostando le dita.
Mi prese una mano e l'accompagnò verso il suo reggiseno.
- Senti le mie tette. Che te ne pare?
Al contatto con la sua pelle un lungo brivido mi percorse il corpo da capo a piedi.
Mi ritrovai un capezzolo tumido fra le dita.
Istintivamente scostai la mano e mi allontanai.
Da parecchio tempo Giusy mi girava d'intorno, lanciandomi frasi allusive che per inesperienza verso il sesso femminile non riuscivo a recepire.
L'atteggiamento amichevole che avevo assunto nei suoi confronti era stato scambiato come consenziente da parte sua.
Il modo con cui aveva fatto scivolare la mano sulle mie tette non tollerava equivoci..
Giusy è una ragazza bellissima.
Possiede fianchi stretti che le confluiscono su un paio di gambe affusolate capaci di fare invidia ad una top model.
Alta quanto me, ha capelli a caschetto di colore castano.
Il viso, già di per sé grazioso, è addolcito dalla mancanza di trucco.
Le labbra carnose erano messe in bella evidenza dalla tenue presenza di rimmel rosso fucsia, ad effetto opacizzato.
Mentre la mia mano aderiva al suo seno, fu lesta nel fare scivolare le labbra sulle mie, premendole sulla mia bocca in un tenero bacio.
Smarrita la lasciai fare.
Un rumore alle nostre spalle, che pareva provenire dal corridoio, mi fece allontanare da lei.
Dopo pochi istanti alcune colleghe fecero il loro ingresso nello spogliatoio.
Ripresi a rivestirmi, turbata da quell'accadimento.
- Ci vediamo mercoledì sera! Saremo di nuovo di turno insieme - disse volgendosi nella mia direzione mentre usciva dallo spogliatoio.
- Proseguiremo il discorso dove l'abbiamo interrotto stasera.
Chinai il capo in segno d'assenso e continuai a rivestirmi.
In quell'istante avevo davanti a me alcuni giorni di riposo che purtroppo mi hanno provocato ansia e parecchio turbamento...
Sono trascorsi appena tre giorni dalla sera in cui Giusy ha prodotto le sue avance.
Stasera sarò di nuovo in turno con lei.
Ancora non so come comportarmi in sua presenza.
Perché ho lasciato che mi toccasse i seni?
Perché?
In effetti, provo una certa attrazione per Giusy ma è una sensazione spuria, indefinibile.
Prima dell'altra sera non avevo mai avuto contatti intimi con donne, nemmeno da ragazzina.
Un conto è godere dell'attenzione e degli sguardi delle donne, tutt'altra cosa è l'andarci a letto.
Perché le ho lasciato credere di accettare le sue avance?
Per timidezza?
Per curiosità?
O più semplicemente per una voglia pazza di provare qualcosa di nuovo e di diverso?
E perché mi sto lasciando andare proprio con la Giusy?
Forse perché è una gran fica!
E' strano che sia io a dirlo, no?
Il suo merito è di essere riuscita a fare emergere la mia parte maschile.
Io, lo ripeto, non sono lesbica!
Sono una donna consapevole di essermi comportata in maniera goffa e impacciata, ma non so nemmeno da che parte si cominci a fare all'amore fra donne.
Mi resta invece la consapevolezza del turbamento che ha provocato su di me la mano che ha posato sul mio seno.
Una cosa però l'ho fatta.
Assurda, ma l'ho fatta.
Me l'ha insegnata un medico specialista nel periodo in cui prestavo servizio in radiologia.
Tempo fa mi ha fatto dono di una polverina fluorescente, credo sia tungstato di calcio.
La sostanza ha la proprietà, quando è colpita da radiazioni, anche invisibili come lo sono i raggi X o gli ultravioletti, di emettere una luce azzurrina.
E' su questo principio che in radiologia sono impressionate le pellicole radiografiche, custodite dentro un supporto le cui pareti sono per l'appunto in tungstato di calcio.
Stasera prima di venire al lavoro ho preso cura del mio corpo.
Ho eseguito la ceretta alle gambe.
Mi sono rasata con dovizia i peli superflui attorno alla passerina ed ho cosparso sui peli intorno alle grandi labbra un poco di quella polvere invisibile.
Non so dirvi cosa mi ha spinto a farlo: forse dipenderà dal fatto che sono afflitta dal complesso della mancanza del pene, così ho voluto rendere la mia fichetta "interessante" agli occhi di un'amante donna.
Scherzi della mia inesperienza, probabilmente...
Da poco ho terminato di cenare, ho lasciato nel lavandino i piatti da lavare ed esco di casa.
Raggiungo l'ospedale quando manca un quarto d'ora alle dieci.
Nello spogliatoio c'è il trambusto del sabato sera.
Le ragazze che smontano dal turno si vestono di fretta mescolandosi a chi come me sta per prendere servizio.
C'è pure Giusy, naturalmente.
Non posso fare a meno di guardarla mentre, con dovizia di movimenti, si libera degli abiti borghesi e rimane con indosso un intimo semitrasparente in pizzo.
E' bellissima.
Passandole davanti si avvicina con le labbra al mio viso sfiorandomi la guancia.
- Ci vediamo più tardi. Alle quattro precise in sala operatoria - sussurra lanciandomi un ambiguo sorriso...
La notte trascorre tranquilla.
Dopo avere preparato i contenitori per gli esami del mattino mi metto a leggere alcune riviste di moda.
A cadenza oraria eseguo il giro delle camere di degenza per verificare che i pazienti riposino tranquillamente.
Giusy ed io lavoriamo nello stesso reparto, ma in sezioni diverse.
Lei in quella femminile, io in quella maschile.
Nonostante esercitiamo lo stesso lavoro a distanza ravvicinata non c'incontriamo per tutta la notte: un segno del destino, forse.
Alle quattro meno cinque minuti mi avvio verso la sala operatoria ubicata nel corridoio che separa le due sezioni.
La sala è illuminata da una luce azzurrina a raggi ultravioletti che, per quanto ne so, serve a mantenere asettico il locale.
La stanza è piena di apparecchiature di ogni genere. Ho il cuore in subbuglio, il ritmo cardiaco è frequente e pulsa con veemenza.
Il momento in cui vedrò Giusy si sta avvicinando.
Sono divorata dalla paura, ma pure da una curiosità lasciva che diventa sempre più forte.
Mi rendo conto che l'idea dei preliminari mi imbarazza a morte.
Non ho alcuna guida né punti di riferimento e non so che fare.
Ma di una cosa sono sicura: che non riuscirò a comportarmi normalmente come quando sono in compagnia di un uomo.
Che faccio quando entra?
La saluto e le do' un bacio?
Oppure le metto le mani addosso?
Mi spoglio o aspetto che sia lei a spogliarsi per prima?
Ma che ne so...
Per uscire da questo impasse inizio a svestirmi.
Mentre levo gli indumenti di dosso, mi accorgo che con la stoffa sembra andarsene tutto il mio (poco per la verità) pudore.
Una volta rimasta nuda tolgo dalla tasca del camice la boccetta d'Organza di Givenchy che spruzzo qui e la' in tutto il corpo, dopodiche' completamente nuda mi corico sul tavolo operatorio.
Divarico le cosce e appoggio gli arti sugli alza gambe ad uso ginecologico, incurante della mia oscena impudicizia.
In questa strana posizione, col capo sopraelevato, posso guardare la peluria della mia passerina che, illuminata dai raggi ultravioletti della sala operatoria, brilla di colore azzurro.
Non so che dire: così combinata mi piaccio da Dio!
Il respiro mi si è fatto più affannoso.
Sono eccitata.
Spero che nessuno ci venga a disturbare in questa magnifica nottata.
Non è un caso che Giusy mi abbia dato appuntamento a quest'ora della notte in questo posto remoto.
L'ha scelto perche' isolato e qui nessuno verra' a disturbarci.
La porta dell'antisala si apre.
Il rumore di passi si fa piu' vicino.
La paratia scorrevole si apre e Giusy appare in tutta la sua bellezza mediterranea.
Anche lei e' nuda; deve essersi spogliata nell'antisala prima di accedere qui.
Il suo corpo perfettamente proporzionato mi appare come una visione divina.
Le tette che avevo intravisto pochi giorni prima nello spogliatoio si ergono come piramidi sul suo corpo di colore alabastro.
I capelli lisci, a caschetto, sono l'unica parte del corpo coperta.
Il velo bianco che li ricopre le scende lungo il capo fino a sfiorare i capezzoli che percepisco eretti come i miei.
Ho la passerina bagnata d'umore.
Con la lingua inizio a leccarmi il bordo delle mie labbra secche.
Giusy si avvicina e con naturalezza si china sul mio pube e inizia a sfiorarmi la pelle.
Bacia le grandi labbra, che presumo le debbano apparire rosee e invitanti, dal momento che ho le gambe divaricate.
Sicuramente avrà fatto colpo su di lei il colore azzurro del mio pube.
"Che idea geniale ho avuto!"
Le sue mani scorrono furtive e squisitamente discrete sulle mie gambe e risalgono fino sulle cosce.
I movimenti sono lenti e ripetuti.
La mia carne ribolle di brevi ma intensi brividi che sconquassano il mio corpo.
Con la lingua si sofferma a leccare la pianta dei miei piedi, solleticandoli e insinuandosi negli interstizi che separano le singole dita, per poi succhiarli, uno dopo l'altro.
La mia fica si contrae con impercettibili movimenti.
Ecco che inizia a leccarmi l'altro piede.
Alla seconda contrazione non riesco a contenermi ed esplodo in un orgasmo.
Mugolo pazza di piacere e godo.
Giusy risale con la lingua le mie cosce fino alla passerina ed inizia a leccarmela intorno le grandi labbra, facendo qualche puntatina all'interno.
Poi ha un ripensamento.
Solleva la testa e avvicina la bocca alla mia.
Le sue labbra in quanto a morbidezza non hanno nulla di che invidiare all'intimità della sua fichetta, che da quella posizione riesco a sfiorare con le dita.
Giusy continua a leccarmi la bocca cercando e trovando la punta della mia lingua che incrocio con la sua.
Le sue mani s'impadroniscono delle mie tette gonfie e le strizzano solleticandomi i capezzoli.
Mentre è intenta a farmi queste carezze vinco la ritrosia fisica ed inizio a darmi da fare.
Appoggio le labbra sul suo clitoride.
E' turgido, gonfio e desidero prenderlo fra le labbra.
Lo scappuccio e inizio a succhiarlo.
Devo essere molto brava a spremerlo perché la sua reazione non si fa attendere.
Giusy inizia a tremare.
E' lei ora ad urlare di piacere come una forsennata.
Ci ritroviamo sdraiate sul pavimento col capo affondato nella fica dell'altra riempiendo di piacere le nostre bocche.
Le sue labbra esperte succhiano il mio clitoride con le stesse movenze con cui sono abituata a succhiare il cazzo di un uomo.
Gli orgasmi si susseguono a grappoli uno dopo l'altro nello spazio di pochi minuti.
Veniamo entrambe appagate da tanto piacere.
Liberata da ogni residua inibizione provo un desiderio fisico irresistibile.
Inizio a palpare il suo corpo prendendo fra le mani le sue tette che sento premere sul mio addome.
Sono sode e ancor più consistenti delle mie: sono una cosa da favola.
Rimango stordita ed eccitata da queste sensazioni che per me sono nuove, ma una sorta d'istinto sembra guidare la mia voglia.
Mi divincolo e prendo a leccarle i seni tutt'intorno l'areola dei capezzoli inondandola di piacere.
Ormai sto assumendo una parte sempre più attiva.
Giusy sta fremendo di piacere sotto i miei baci e morsi.
Le nostre lingue s'incrociano nelle nostre bocche solleticandosi a vicenda.
Questo nuovo e inconsueto ruolo dominante mi eccita in modo strano.
Mi sento struggere dal desiderio di penetrare la sua intimità possedendola al più presto.
M'inginocchio ai suoi piedi e, dopo averle allargato le gambe, prendo a succhiarle ancora una volta il clitoride.
Un istinto sconosciuto mi guida potente.
La mia lingua scivola nell'intimità del suo corpo.
Con la punta le stimolo il clitoride, che sento più rigido e sviluppato del mio.
Succhio la sommità e subito dopo la radice, spompinandolo fino a scomparire nei suoi recessi.
Quello che le provoco è un duplice orgasmo clitorideo e vaginale.
Godo nel sentirla urlare e fremere di piacere.
Ho la sensazione di avere fra le labbra un immenso potere con cui mi è dato distribuire amore e piacere.
Giusy incrocia le gambe fra le mie e inizia a sfregare il clitoride sulla mia passerina.
I nostri due clitoridi ritti e turgidi prendono a strofinarsi.
Ora era lei a prendere il sopravvento conducendomi in una danza a me sconosciuta.
Liberata da ogni ombra di ritegno non so per quanto tempo posso continuare in questa estasi erotica.
Sto per addentrarmi in quel nuovo ed inusuale piacere quando in lontananza sento il rumore di un campanello che trilla con insistenza.
Qualche paziente sta male ed ha bisogno d'aiuto.
In un attimo sono in piedi.
Afferro il grembiule, indosso il camice e mi rivesto.
Nella fretta ripongo in una tasca mutande e reggiseno.
Giusy ed io non abbiamo il tempo di salutarci, ognuna fa ritorno al proprio reparto..
E' stata una bellissima esperienza.
Però mi viene di pensare che a renderla esaltante un ruolo importante l'abbia avuto la polverina magica che ho depositato sul pube, probabilmente ha contribuito a farmi andare giù di testa.
Che fosse proprio una polverina magica?
Direi proprio di sì, perché ora che il suo effetto sta per cessare inizio a vedere le cose con occhi diversi.
Se debbo dirvi la verità vi assicuro che il cazzo è ben altra cosa, niente può ancora surrogarlo.

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