LA MIA VECCHIA AMICA

Durante la mia infanzia e sino ai primi periodi dell’adolescenza ero molto amico di una ragazzina che abitava vicino a casa mia.
Passavamo assieme praticamente tutti i pomeriggi e le serate d’estate.
Condividevamo i nostri giochi ed interessi infantili.
Logicamente, una così assidua frequentazione non poteva far altro che sbocciare nel primo amore tenero e innocente come si addice a quell’eta'.
Col passare degli anni iniziarono a svilupparsi i corpi (soprattutto quello di lei, che aveva un anno piu' di me) e gli interessi divenivano sempre meno innocenti.
Marzia, cosi' si chiamava, iniziava a sviluppare gia' un notevole seno, esagerato per i suoi dodici anni ed io spesso ero dibattuto tra la curiosita' di quelle forme ed una partita a calcio con gli amici.
Intanto i giochi si facevano piu' audaci ed il piu' ricorrente era quello della bottiglia.
Purtroppo non conoscevamo ancora l’utilizzo della lingua.
Iniziarono poi le prime pulsioni sessuali ed il desiderio di soddisfare la nostra curiosita' riguardo ai nostri sessi.
Io con gli amici iniziavo a vedere i primi giornali pornografici e volevo capire quanto di vero vi fosse rappresentato.
Cosi', durante una giornata estiva e facilitati dai pochi abiti, decidemmo di soddisfare le nostre curiosita'.
Io le mostravo il mio pene e lei la sua passerina.
Appartati in un boschetto vicino a casa nostra, ci mettemmo uno di fronte all’altro e ci calammo i pantaloncini.
Il mio pene era moscio mentre la sua passera aveva già tutte le caratteristiche di quelle adulte, una peluria a forma triangolare che copriva la sua fessura.
Per entrambi fu una tenera scoperta e lei, data forse l’eta' più avanzata, volle andare oltre, prese il mio pene in mano ed inizio' a giocherellare.
Noto' subito che la pelle, se abbassata, scopriva il glande color viola e ciò la affascinò particolarmente tanto che lo fece per un po’ di volte.
Non ebbi un erezione dato che ero ancora all’inizio della mia puberta' pero' sentii un dolce solletichio.
Per non essere da meno volli anch’io accarezzare la sua passera e ci giocai un po’ con le dita.
Vidi che lei rabbrividiva, ma la mia inesperienza fece in modo che il gioco finisse subito dato che non provavo questo grande interesse.
Ci rivestimmo e dopo di allora ci guardammo piu' volte anche se ormai l’interesse da parte mia era un po’ calato.
Passo' l’inverno e probabilmente Marzia entrava nell’eta' di mezzo tra la bambina e l’adulta ed iniziava quindi a capire che mostrare la sua passera non era piu' un gioco.
Io nel frattempo avevo le mie prime erezioni e di conseguenza provavo sempre piu' interesse verso l’altro sesso.
Ritorno' l’estate e con essa intravedevo la possibilita' di ritornare ai nostri giochi estivi conditi di tutt’altro gusto.
Purtroppo Marzia non era più cosi' disponibile anche se mi frequentava ancora, pur rivolgendo talvolta le sue attenzioni a ragazzi piu' grandi di me.
Io mi sentivo deturpato e soprattutto avevo una voglia pazza di vedere se la sua fica aveva subito nuovi sviluppi, avevo voglia di toccarla e di farmi toccare ed ero ora interessato anche alle sue tette che ormai erano vicine alla quarta taglia.
Cosi' un pomeriggio feci in modo che passasse dal nostro boschetto e quando mi fu vicina la presi, la strinsi e la buttai a terra fingendo di giocare, la immobilizzai tenendole le braccia sotto le mie gambe rimanendo sopra di lei a cavalcioni.
Mentre lei urlava, un po’ per la sorpresa e un po’ per fingere di essere impaurita, iniziai a massaggiarle le tette.
Lei si dimenava e gridava “smettila porco” ma io insistevo al punto tale che il mio uccello si raddrizzo' prepotentemente.
Lei lo aveva dinanzi al viso, se ne accorse subito e lo fisso' tra lo spaventato e l’eccitato.
Io allora lo estrassi dalla parte inferiore dei pantaloncini e glielo avvicinai al viso.
Lei si era fatta piu' docile e mi chiese se poteva toccarlo come “ai vecchi tempi”.
Non me lo feci dire due volte e la lasciai fare.
Che peccato non avere ancora l’eta' per sborrare.
Era duro da farmi male e le chiesi di poter guardare la sua fichetta.
Lei, piu' per la paura che rimettessi via il mio coso che per l’eccitazione, si lascio' alzare la gonna e sfilare un po’ le mutandine.
Iniziai a toccarla dolcemente come avevo visto in certi giornali e vedevo che lei rabbrividiva e stringeva le gambe.
Continuai cosi' per un po’ e la sua stretta attorno alle mie dita si faceva piu' forte.
Io sempre piu' audace le infilai un dito e la sfregai per un po’.
La sentii gemere e contrarsi e subito dopo un po’ di liquido le usci' dalla fichetta.
Lei era rossa, sia per l’orgasmo appena avuto che per la vergogna.
Io rimasi imbambolato, con il dito umido dei suoi umori, consapevole di aver vissuto qualcosa di favoloso.
Ci rivestimmo in fretta e tornammo verso casa.
Lei era silenziosa e probabilmente pensava che qualcosa in lei era stato violato.
Da quella volta, continuammo a frequentarci ma non rivivemmo piu' esperienze simili.
Il sesso era al di fuori del nostro rapporto.
Intanto io crescevo e conobbi le prime eiaculazioni e di conseguenza le prime seghe, molte delle quali dedicate a Marzia.
Poi ci allontanammo e lei si trovo' il ragazzo.
Il caso volle che alle superiori mi ritrovassi in classe con un ragazzo della sua compagnia.
Quando iniziammo a frequentarci mi confido' che una sera, quando Marzia venne a sapere che era in classe con me, racconto' a lui ed agli altri, ridendosela, che da giovane l’avevo bloccata e costretta a spogliarsi.
Omise volontariamente tutti i particolari che ne seguirono.
Questo fatto riaccese in me la voglia di lei e mi chiedevo in continuazione: “forse le piacerebbe ancora farlo con me” - “quindi le era piaciuto e non l’aveva cancellato dalla mente”.
Purtroppo non ci frequentavamo piu' e quindi le mie domande rimanevano senza risposta.
Ma il destino a volte ti e' amico e anni dopo fummo invitati entrambi al matrimonio di un comune amico.
Quel giorno era particolarmente carina e l’abbigliamento cerimoniale la rendeva oltremodo eccitante.
Una camicetta bianca, sbottonata a sufficienza, mostrava un seno che manteneva ancora le dimensioni e la consistenza di quand’era giovane.
Dei pantaloni neri, con elastico in vita e tessuto molto morbido evidenziavano le sue forme ed il suo bel culo.
Eravamo entrambi fidanzati e ci sedemmo allo stesso tavolo, una coppia di fronte l’altra.
Il suo sguardo luccicava ed ebbi come l’impressione che volesse comunicarmi qualcosa.
Io dentro di me speravo che volesse rivivere cio' che era successo nel passato.
Finita la cena uscii per fumare una sigaretta.
La mia ragazza rimase all’interno a scherzare con gli amici ed io passeggiai nel giardino.
Dopo un po’ mi sentii chiedere: “Scusa, hai da accendere?”.
Mi voltai, era lei ed rimasi immobilizzato per qualche secondo.
Lei se ne accorse e mi disse sorridendo: “Pensavo mi avessi riconosciuta…….”.
Il suo tono di voce lascio' chiaramente intendere che tutti e due pensavamo alla stessa cosa.
Allora presi coraggio e risposi: “Certo che ti ho riconosciuta, come potrei dimenticare? Mi sembra che pure tu non dimentichi!!!”.
Lei rimase perplessa e mi chiese cosa intendessi dire.
Le risposi: “Ho saputo che racconti ai tuoi amici che mascalzone che sono!!”.
Lei scoppiò in una risata ed io continuai: “ma non racconti che tipa sei tu!!”.
Il ghiaccio era rotto e tra una battuta e l’altra dissi: “Sapessi quante volte ci ho ripensato!!” e lei rispose: “Solo che adesso per te sarà cambiato qualcosa rispetto ad allora…. spero”, lasciando alludere al fatto che adesso facevo delle gran sborrate a differenza di allora.
Era molto disinibita e ciò mi stuzzicò ancor più.
Nel frattempo c’eravamo avvicinati al boschetto che costeggiava il ristorante ed io buttai li': “Chi lo sa, magari ti piacerebbe vedere l’evoluzione!!”.
“Lo faresti veramente?” rispose.
“Certo che si” le dissi “ma alle condizioni di allora, do' per ricevere”.
Non se lo fece ripetere due volte e mise la sua mano sui miei pantaloni all’altezza del cazzo per tastarne la consistenza.
Rimase sbalordita da cio' che senti' ma non la lasciai riprendersi, le misi la mano all’inguine e la baciai.
“Fammelo vedere dai” mi disse “lo sogno tutte le notti”.
Aprii la cerniera ed estrassi il mio cazzo duro e possente.
Lei lo prese delicatamente come allora e inizio' a far scendere la pelle scoprendo il glande lucido ed umido dei primi umori.
Mi sembrava di scoppiare e mi godevo quella sega lenta ed intensa.
Intanto mi aveva preso la mano e me l’aveva infilata all’interno dei suoi pantaloni e sentii i suoi slip già umidi.
In un momento di audacia le chiesi di succhiarmelo ma si fermo' e mi disse: “E’ meglio che torniamo”.
Cazzo!! Avevo rovinato tutto e rimisi nei pantaloni il mio uccello ancora voglioso di sega.
Ritornammo al ristorante e incontrammo il suo ragazzo.
Le disse: “Claudio, ho finito le sigarette ed al paese ho visto che avevano un distributore automatico, scenderei a prenderle”.
Le rispose che si stava divertendo e non aveva voglia di interrompere la compagnia.
Marzia gli disse: “Nessun problema, si e' gia' offerto Daniele di accompagnarmi”.
Capii subito dove voleva arrivare e il mio membro lo capi' altrettanto velocemente.
Claudio mi chiese se mi disturbava ed io, vedendo che la mia ragazza si stava divertendo risposi tranquillamente di no.
Ci avvicinammo al parcheggio e salimmo in macchina.
Appena dentro avviai l’auto e partii.
Una volta allontanatici di un centinaio di metri esclamo': “stavolta non mi scappi”.
Si abbasso' i pantaloni e le mutandine alle caviglie e si precipito' sul mio cazzo pronta a farlo uscire per poi rientrare nella sua bocca.
Le dissi che accostavo ma lei non volle e disse che voleva farmi venire mentre guidavo.
Me lo doveva da 15 anni e non aveva tempo di aspettare.
La lasciai fare sperando di non essere visto da qualcuno o fermato dalla polizia.
Nel frattempo aveva fatto uscire i 19 cm della mia asta turgida e li leccava facendo scendere la pelle lentamente come quand’era bambina.
Mi leccava la punta e scorreva la sua lingua fino alle palle.
Avevo voglia di liberarmi e mi inarcai e mi abbassai i pantaloni sino alle caviglie.
Stavo guidando, eravamo in due seminudi e lei mi stava spompinando.
Pazzesco!!! E poi capitano gli incidenti!!
La situazione era talmente eccitante che le dissi che stavo per venire.
Lei rallento' i movimenti e continuo' a succhiare per bene aspirando come se volesse farmi uscire lo sperma.
Non resistetti piu' e glielo dissi.
Lei continuò imperterrita a succhiare accompagnando il movimento con la mano che mi masturbava e vedevo con la coda dell’occhio che si stava masturbando a sua volta.
Venni nella sua bocca contorcendomi e stando attento a come guidavo.
Fortunatamente la strada era di campagna e per niente trafficata.
Venne pure lei e sempre con il mio cazzo in bocca emise dei gemiti soffocati.
Me lo ripuli' per bene e mi disse: “mica potevi sporcare i sedili!!” e sorrise.
Mi fermai, la baciai assaporando il gusto del mio seme e le accarezzai le tette.
Le dissi: “voglio di più”.
Vidi una strada secondaria e mi ci infilai.
Eravamo in mezzo ai campi e c’era il solo chiaro della luna.
Scesi dalla macchina e lei fece altrettanto entrambi con i pantaloni ancora abbassati.
Si mise a 90 gradi appoggiata al cofano dell’auto e mi disse: “Ora e mai piu'!!”.
La presi da dietro e mentre la pompavo le slacciai la camicia ed il reggiseno.
La presi per le tette e la scopai con forza.
Ero ancora una volta al culmine e lei godeva ad alta voce dato che nessuno poteva sentirci.
Presa dall’eccitazione mi disse: “Lo voglio nell’altro buco!!”.
Ero allibito!!
Com’era maiala.
Forse era il frutto di un desiderio che si protraeva da troppi anni.
Non le diedi il tempo di ripensarci ed affondai il mio cazzo umido dei suoi umori nel suo sedere, che a quanto mi sembro' non era vergine.
Pompai ancora un po’ di volte e ad un certo punto dissi: “Sto venendo!!!!”.
Lo estrassi, lo infilai tra le sue chiappe e diedi gli ultimi colpi venendo verso l’alto.
Anche lei stava godendo e con la mia mano le presi in pugno la fica.
Grondava umori a raffica.
Si giro', mi abbraccio' e mi bacio', strusciandosi sul mio cazzo che stava rammollendo.
Mi disse: “E’ stato favoloso ma non ci sara' una seconda volta ed il prossimo matrimonio a cui ci reincontreremo sara' il mio. Sei invitato alle mie nozze alla fine del prossimo mese”.
Io rimasi stupito e dopo un attimo risposi: “Il regalo te l’ho già fatto!!!!!!”.

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