L'ALTRA FACCIA DELL'AMORE

...la superficie del retto si dilata a dismisura provocandomi un intenso dolore, arriccio il naso e digrigno i denti per contenere la voglia che ho di urlare.
Poco prima di affondare l'uccello nel mio culo Luca ha cosparso l'orifizio di saliva, invitandomi a dilatare l'anello dell'ano come sono solito fare quando sto per scoreggiare.
La cappella penetra nelle mie viscere con una certa difficoltà.
Non sono mai stato inculato, è la prima volta che ciò accade.
Soltanto qualche settimana fa me ne sarei vergognato, ora ne sono felice.
Ho il cazzo duro per l'eccitazione, ma soprattutto per il piacere che Luca sa infondermi nel penetrarmi.
Lascia scivolare l'uccello avanti e indietro, lentamente, senza interrompere la sua azione provocandomi un intenso bruciore.
Le gambe mi tremano.
Sto godendo, mai avrei immaginato di provare un simile piacere sessuale.
Mentre m'incula tiene una mano distesa sul mio uccello e l'accarezza.....
Un mese prima...[ Sabato 21 aprile ].
Uno dei più grandi piaceri della mia vita è andare al cinema.
Ci vado di sabato: unico giorno della settimana in cui, oltre alla domenica, è possibile assistere a proiezioni pomeridiane.
Le sale a quell'ora sono semivuote.
Si può guardare il film in santa pace senza essere disturbati da chi va al cinema per sgranocchiare popcorn e bere Coca Cola..
Nella multisala Capitol proiettano "L'ultimo bacio" di Gabriele Muccino, un film commedia sui sentimenti, le paure, gli amori e le insoddisfazioni di una generazione, quella di noi trentenni, poveri d'ideali e ricca solo di contraddizioni.
Questo perlomeno è ciò che sta scritto nella pagina degli spettacoli della Gazzetta di Parma che ho sottomano.
Decido di andare a vederlo, anche se lo splendido pomeriggio primaverile inviterebbe a fare scelte di tutt'altro tipo.
Il traffico sulla Via Emilia è intenso, raggiungo la multisala in pochi minuti.
Parcheggio l'auto nell'ampio piazzale semideserto ed entro nel locale.
Alla cassa non c'è ressa: soltanto due bambini accompagnati dai genitori.
Il padre ritira quattro biglietti per la sala 2: quella in cui si proietta "Il Gladiatore".
Pago e ritiro il biglietto per la sala 1.
Varco la porta d'ingresso.
Un drappo scuro fa da cuscinetto fra la sala d'aspetto e la platea dove si proietta la pellicola.
Sullo schermo scorrono i titoli iniziali del film.
Nella sala c'è buio pesto.
Lascio trascorrere alcuni secondi prima di infilarmi nello stretto corridoio all'estremità della platea, poi avanzo.
Mi avvicino con cautela al punto in cui diparte il corridoio centrale con l'intenzione di ridiscenderlo e portarmi a metà sala.
Mi fermo, appoggio la schiena alla parete e resto in attesa che la luce che proviene dallo schermo illumini la platea.
Finalmente distinguo le fila di poltrone.
Due persone sedute davanti a me si baciano appassionatamente per nulla interessate alle immagini del film che nel frattempo hanno sostituito i titoli iniziali.
Discendo il corridoio centrale e, incuriosito, giro il capo verso la coppia che sta baciandosi.
Mi accorgo che i due sono uomini, almeno così mi pare di vedere, ma non ci faccio troppo caso e proseguo lungo il corridoio.
Prendo posto in una poltroncina e mi calo nella visione del film estraniandomi da tutto ciò che mi circonda..
Al termine del primo tempo le luci si riaccendono in sala.
Mi guardo attorno.
La platea è semivuota.
Conto solo una quindicina di persone, perlopiù coppiette.
Giro il capo all'indietro in direzione della coppia di maschi che in precedenza ho intravisto limonarsi con tanto trasporto.
Resto sorpreso nel constatare che uno di loro è Luca, un dirigente amministrativo dell'azienda alimentare in cui lavoro.
I nostri sguardi s'incrociano.
Per pochi attimi restiamo ad osservarci.
Mi rigiro ed evito accuratamente di salutarlo.
Sono sbalordito da questa scoperta.
Non mi era mai capitato di pensare a lui come ad un gay.
In ufficio l'ho visto comportarsi come tutti gli altri giovani neolaureati, simpatico, gioviale, attento a fare amicizie e prodigo di apprezzamenti sulle ragazze con cui lavoriamo, per questo resto stupito nel constatare che è un finocchio.
La luce si attenua.
Un fascio di luce spunta dalla cabina di proiezione e illumina lo schermo.
Incuriosito dall'intreccio di storie che caratterizzano il film m'immergo nella visione...
[ Giovedì 26 aprile ]
Sono tornato al lavoro dopo cinque giorni di assenza trascorsi in assoluto riposo.
Prendo posto dinanzi la scrivania, apro il giornale nella pagina economica e leggo i principali titoli in grassetto.
Do' un'occhiata alla pagina sportiva e poco dopo sono davanti lo schermo del computer pronto a mettermi al lavoro.
Giovanna, la collega con cui condivido l'ufficio, è in vacanza.
Tornerà solo mercoledì e la cosa non mi disturba affatto.
Per tutta la mattinata non ho staccato gli occhi dal monitor, quando mi concedo una pausa è già mezzogiorno.
Decido di fare un break e consumare un caffè al distributore automatico che sta nel corridoio poco lontano dal mio ufficio.
Prima però scelgo di andare in bagno a scaricare la vescica che sento piena.
Mi avvicino ad uno dei due gabinetti che trovano posto nella toilette.
Dalla porta ne esce Luca.
- Ciao! - il saluto è accompagnato da un largo sorriso.
Contraccambio con un cenno del capo ed entro nel cesso lasciandolo nell'antibagno.
Non sono per niente imbarazzato e non c'è ragione perché debba cambiare atteggiamento nei suoi confronti rispetto a prima.
Peggio per lui se gli piacciono gli uomini.
Sbottono la patta dei pantaloni ed estraggo l'uccello per pisciare.
- Beh, ti è piaciuto il film?
La voce di Luca giunge chiara, nessuna barriera ci divide.
Ho lasciato la porta del bagno aperta, come sono solito fare.
Lui sta lavandosi le mani e intuisco che sta osservandomi mentre piscio.
- Sì certo, molto interessante - rispondo.
Dirigo il getto in direzione del water e l'urina va a confondersi con l'acqua lurida che ristagna sul fondo.
Riabbottono la patta e mi giro.
Luca sta dinanzi il lavandino e guarda nello specchio affisso alla parete.
E' rimasto per tutto il tempo ad osservarmi mentre pisciavo nel cesso.
Mi avvicino al lavandino e premo il pulsante che comanda la fuoriuscita di sapone liquido dal serbatoio, ma non esce una sola goccia.
- E' vuoto. Il liquido deve essere terminato - mi suggerisce Luca - Tieni, prendi la saponetta.
La fa scivolare dalla sua mano alla mia.
Sfiora intenzionalmente con le dita il dorso delle mie, cosa che mi provoca un certo disturbo.
La saponetta cade nel lavandino.
- Oh! Scusa.
Ma che fa questo rotto nel culo? Ci prova? Penso, mentre raccoglie la saponetta dal lavandino e me la porge. Questa volta senza accompagnare il gesto con nessun contatto delle dita.
- Non pensavo ti piacesse andare al cinema di pomeriggio - riprende.
- Beh, ci vado spesso, è l'unico modo che ho per assistere alla proiezione di un film senza essere disturbati dagli schiamazzi della gente.
Luca sta appoggiato alla parete con una spalla e si asciuga le mani con la salvietta di carta che ha estratto dal contenitore.
Lo ascolto mentre prosegue a parlare di cinema e di film d'autore.
Da quando ci conosciamo, non molto tempo in verità, è la prima volta che ci ritroviamo a discorrere di argomenti non pertinenti il lavoro.
Mentre si accalora a parlarmi di Peter Greenaway e Pasolini lo guardo attentamente in viso.
Deve avere poco più di venticinque anni, dieci meno di me.
E' un tipo gracile, anche se so, perché me lo ha confidato Giovanna, che va spesso in palestra.
I capelli piuttosto lunghi, di colore castano chiaro, coprono per intero le orecchie e la fronte.
Ha gli occhi di uno straordinario color turchese; non ci avevo mai fatto caso prima d'ora.
E' più alto di me di qualche centimetro o poco di più.
Il suo portamento è elegante, veste sempre con giacca e cravatta.
- Ti dicevo che mi piace tantissimo andare al cinema, magari se ti va, potremmo andarci insieme qualche volta. Sono nuovo della città e non ho amici con cui andarci, che ne dici?
La proposta mi coglie di sorpresa, istintivamente sarei tentato di rispondergli di no, anche perché non mi va di farmi vedere in giro con un finocchio come lui, ma non voglio essere scortese.
- Beh, si... in verità non ho molto tempo da dedicare a questo passatempo, magari ne riparliamo.
Strappo una salvietta di carta dal contenitore e asciugo le mani, mi allontano e lo precedo verso l'uscita..
[ Sabato 28 aprile ]
Stamani non ho avuto bisogno della radiosveglia per destarmi.
Decido di rimanere a letto ancora un po' di tempo godendomi la quiete di questa giornata prefestiva.
Stanotte ho fatto le ore piccole al pub dove sono rimasto a bere birra con gli amici.
Da quando Rossana mi ha lasciato ed è andata a vivere per conto suo, conduco una vita sregolata.
A nulla è servito affondare la malinconia nell'alcol.
Mi rigiro nel letto più volte, ma non riesco a riaddormentarmi.
Ho il cazzo duro che pulsa come spesso mi accade al risveglio.
Mi trovo a pensare a Luca..
E' fuori di dubbio che se nel bagno ha preso l'iniziativa è perché suppone che io sia come lui, non si spiegherebbe altrimenti quel gesto delle mani così azzardato.
C'è un episodio della mia vita in cui ho provato desiderio per un uomo.
E' accaduto la volta in cui ho assistito alla proiezione del film "Morte a Venezia".
La spietata bellezza di Tadzio, il ragazzo polacco protagonista del romanzo di Thomas Mann, interpretato sullo schermo da un grazioso giovane attore, aveva suscitato in me una forte attrazione.
Mi ero spaventato.
Desiderare un ragazzo, seppure così effeminato come quello portato sullo schermo da Visconti era fuori da ogni mia concezione di vita.
Lo stesso tipo di attrazione, anche se faccio fatica ad ammetterlo, la sto provando ora per Luca.
Decido di masturbarmi.
Non sono solito farlo di primo mattino, ma ho le palle piene di sperma e in qualche modo devo scaricare l'ansia che mi porto addosso.
Con la mano sfioro la superficie della cappella e l'accarezzo, poi inizio a menarmelo.
Socchiudo gli occhi e mi ritrovo a fantasticare sull'uccello di Luca.
Immagino d'ingoiarlo fra le labbra e succhiarlo.
Chissà se sarei capace di farlo per davvero?
Accelero i movimenti delle dita e una gran quantità di sperma fuoriesce dall'uretra insudiciandomi la mano....
[ Mercoledì 2 maggio ]
L'ufficio è al completo.
Giovanna è tornata al lavoro dopo il ponte festivo.
Ha il volto lievemente arrossato, probabilmente ha trascorso il periodo di vacanza al mare in compagnia di uno dei suoi boy friend.
Preferisco non chiederle niente e immergermi nel lavoro piuttosto che sorbirmi le stucchevoli storie che è solita raccontare al ritorno da ogni viaggio.
Incontro Luca per caso, nell'ufficio accanto al mio.
E' intento ad effettuare fotocopie di un documento.
Siamo solo lui ed io nella stanza.
La sua presenza non mi fa sentire a disagio come invece è accaduto giovedì scorso quando ci siamo incrociati nel bagno.
- Ciao, hai trascorso bene questi giorni di festa? - domando.
Intento com'è nell'eseguire fotocopie, non pone troppa attenzione alla mia domanda.
- Sono stato al mare, a casa di amici.
- Io invece mi sono annoiato. Ho trascorso gran parte delle giornate a guardare vecchi film davanti alla tivù.
L'ultimo foglio va ad impilarsi nello scompartimento dell'impaginatore, Luca si gira verso di me.
- Se può interessarti ho una cineteca di 3000 film. Quasi tutti d'autore, ma ne ho anche qualcuno d'altro tipo... se vuoi te ne presto qualcuno. C'è un genere che preferisci?
Il modo con cui si è offerto di prestarmi le videocassette è piuttosto sibillino, come se nelle parole ci fosse un doppio senso.
- Assisto a proiezioni di film divertenti e poco impegnati, con storie condite di sano erotismo...
Luca accoglie i fogli dall'impaginatrice e li dispone con un certo ordine sopra un tavolo.
E' il mio turno.
Mi avvicino alla fotocopiatrice e programmo l'impaginazione.
Luca, che nel frattempo ha terminato d'impilare i fogli del documento, mi si affianca.
Apparentemente sembra osservare i fogli che s'incasellano negli scompartimenti, ma col ginocchio preme ripetutamente sulla mia coscia.
Il contatto che in altri momenti avrei potuto considerare casuale è sicuramente intenzionale, ne sono più che sicuro.
Ripete il tocco più volte.
Lo lascio fare senza ritrarmi sperando che la fotocopiatrice acceleri i movimenti di trascinamento dei fogli e metta fine al lavoro.
Sono turbato.
Il contatto con il suo corpo sta provocandomi un certo sconquasso ormonale.
L'unico rumore che si sente nella stanza è lo scorrere dei fogli di carta, ma ben più forte è il ritmo dei battiti del mio cuore.
L'arresto della fotocopiatrice pone termine all'imbarazzo...
[ Venerdì 4 maggio ]
- Ti ho portato alcune videocassette per il week end.
Luca pronuncia le parole affacciato all'uscio del mio ufficio.
Rimane alcuni secondi sullo stipite in attesa di una mia risposta che tarda ad arrivare.
- Dentro trovi vari tipi di film. Spero che ce ne sia qualcuno di tuo gradimento.
Ancora una volta torno a sentirmi a disagio, lui non lo è per niente.
Giovanna è presente in ufficio.
Luca accosta l'anca sul cordolo della mia scrivania, trovandovi un solido appoggio, poi si rivolge a me.
- Senti perché una di queste sere non usciamo insieme? Potremmo andare in qualche birreria e trascorrere la serata bevendoci una pinta di birra, che ne dici?
- Beh. sì, certo, potremmo anche farlo.
Avrei voluto rispondergli di no, che per nessun motivo sarei uscito con un finocchio come lui, ma sono lusingato dal suo invito.
Giovanna si sta mangiando Luca con gli occhi e resta in attesa che si giri verso di lei per scambiare quattro chiacchiere.
- Allora deciso, una sera della prossima settimana usciamo insieme.
Giovanna, che a fatica è rimasta zitta per tutto il tempo, fa sentire la sua voce.
- Beh, non potrei accodarmi anch'io con voi?
- Eh no! Queste serate al pub sono riservate ai soli uomini, in un'altra occasione estenderò l'invito anche a te, ma senza la presenza di un'altra compagnia maschile. Io e te soli...
Beh, ora vi lascio. Torno in ufficio.
Buon week end!
Luca sparisce dietro alla porta e rimango solo con Giovanna...
[ Venerdì 4 maggio ]
Stasera il mio appartamento è più vuoto del solito, da troppo tempo non vi mette più piede una donna.
Rossana mi manca.
Mi mancano i suoi baci, le sue coccole, le scenate isteriche, i piatti rotti sul pavimento, le grida.
Mai come stasera sento il bisogno di qualcuno che sappia darmi calore e affetto.
Ogni oggetto che adorna l'appartamento è legato a un suo ricordo.
Li ha acquistati tutti lei e il locale riflette i suoi gusti piuttosto che i miei.
Sprofondato sul divano guardo la tivù.
Accanto a me, sul tavolino alla mia destra, ci sta l'apparecchio telefonico.
Sono mesi che aspetto una sua telefonata.
Probabilmente non giungerà mai, ma ancora non so rassegnarmi di averla persa.
Accendo una Marlboro e aspiro profondamente il fumo.
Sullo schermo si susseguono le immagini di un varietà musicale, mi alzo e inserisco nel videoregistratore una delle videocassette che Luca mi ha dato in prestito stamani.
Le prime immagini non lasciano dubbi sul contenuto della storia.
Si tratta di un film pornografico, giust'appunto quello di cui ho bisogno per rallegrare una serata morta come questa.
La prima storia ha come protagonista una gran bel pezzo di fica, mora, che si fa penetrare in ogni buco da due stalloni maschi.
La seconda storia ha invece ha come protagonisti due gay.
C'era da aspettarselo da Luca...
Forse si è davvero convinto che io sia come lui, invece non provo nessuna attrazione per gli uomini, ma se Luca me lo chiedesse gli succhierei l'uccello.
Lo so, ne sono certo, non saprei resistere a un suo invito.
Le penetrazioni che si susseguono sullo schermo mi lasciano indifferente, anche se provo una certa curiosità nel vedere due uomini che fanno l'amore.
Ciò che invece trovo seducenti sono i loro cazzi.
Sullo schermo fa la sua comparsa un ragazzetto particolarmente dotato che si fa spompinare da un coetaneo.
Ho l'uccello duro anch'io, abbasso la cerniera dei pantaloni e mi masturbo..
[ Giovedì 10 maggio ]
Sono le due di mattina.
Luca ed io usciamo dal pub.
Le tenebre della notte sono rischiarate da improvvisi lampi che si accompagnano al rumore di tuoni e saette: chiaro avvertimento di un imminente temporale.
Abbiamo trascorso la serata seduti attorno ad un tavolino a parlare e consumare birra.
Camminiamo lungo i marciapiedi a passo lento dal momento che entrambi vacilliamo sulle gambe.
Prima di stasera non avevo mai confidato a nessun uomo le mie vicissitudini sentimentali, con lui invece è stato facile parlare.
Gli ho raccontato del mio rapporto con Rossana e di quanto ne sento la mancanza.
L'aria fresca della notte mi sveglia dal torpore causatomi dall'alcol.
Abbracciati l'uno all'altro ci sosteniamo a vicenda per non cadere per terra e procediamo verso il parcheggio della Pilotta dove abbiamo riposto le autovetture.
Gocce di pioggia scendono d'improvviso dal cielo nel momento in cui attraversiamo Piazza Garibaldi.
Ci ripariamo sotto il balcone del Palazzo del Governatore e restiamo lì, sperando che il temporale cessi al più presto.
Ampie pozzanghere si formano sul lastricato del piazzale e riflettono le luci dei lampioni insieme a quelle dei fari delle rare autovetture che a quest'ora della notte circolano in città.
Quando la precipitazione sembra essere diminuita d'intensità decidiamo di abbandonare il momentaneo riparo.
Di corsa oltrepassiamo lo stretto vicolo che conduce alla piazzetta della Steccata per proseguire oltre.
- Qui va a finire che ci bagniamo da capo a piedi - grido, mentre la pioggia ha ripreso a cadere con maggior intensità dopo che sembrava essersi attenuata.
- Fermiamoci sotto i portici del Teatro Regio - urla Luca, quando siamo a pochi passi dall'imponente edificio.
Trafelati, con poco fiato in corpo, saliamo i pochi gradini che conducono ai tre portoni d'ingresso allo storico teatro.
Lo spazio dove abbiamo trovato rifugio è piuttosto esiguo.
Nell'ampio porticato veleggia una lunga serie di colonne alte una decina di metri o poco più, di grande circonferenza.
Sono separate una dall'altra da uno spazio ristretto che ci consente di rimare al riparo dalla pioggia.
- Ehi, ma siamo bagni fradici.
La tua camicia bianca è diventata trasparente zuppa com'è d'acqua - dico, indicandogli il tessuto.
Siamo vicinissimi.
Ho la schiena appoggiata ad una colonna e Luca sta di fronte a me: quasi ci sfioriamo.
Con malcelata disinvoltura infila un mano fra i bottoni della mia camicia e appoggia le dita sul mio petto.
Non distoglie nemmeno per un attimo lo sguardo dal mio viso e sembra scavarmi dentro.
Mi accarezza un capezzolo, solleticandolo.
Il gesto non mi coglie di sorpresa, ma non so oppormi.
Lo lascio fare anche quando avvicina la sua guancia alla mia.
La sensazione che provo è inusuale, non mi è mai capitato di strusciarmi contro i peli di una barba.
Strofina le labbra sul mio viso e insinua la lingua nel mio orecchio provocandomi un notevole turbamento ormonale.
- Ho voglia di te - sussurra con voce suadente.
La sua mano scivola decisa sulla patta dei miei pantaloni e apre la cerniera.
Ho l'uccello duro, che pulsa.
Fa scivolare il mio prezioso gingillo fuori delle mutande e inizia a menarlo.
Mi tremano le gambe.
Resto con la schiena puntellata alla colonna di marmo nascosto alla vista di eventuali passanti.
Luca s'inginocchia ai miei piedi e mi prende la cappella in bocca.
Vorrei fermarlo, ma non oso o meglio non voglio.
Vengo alla svelta, come un principiante.
Luca ingoia lo sperma fino all'ultima goccia, leccandomi ogni traccia residua che sta ai lati della cappella.
Restiamo alcuni istanti senza scambiarci una sola parola, ma forse non ce n'è bisogno.
Rinchiudo la patta dei pantaloni e riprendo la corsa verso il parcheggio.
Lui mi segue d'appresso.
Quando raggiungiamo l'autorimessa salgo a bordo della mia vettura.
Sto per avviare il motore quando Luca si avvicina.
Vorrebbe dire qualcosa.
Stoppo le sue parole sul nascere.
Metto in moto l'auto e riparto lasciandolo di sasso...
[ Venerdì 25 maggio ]
Sono trascorsi quindici giorni dalla sera in cui Luca mi ha spompinato sotto il colonnato del Teatro Regio.
In tutto questo periodo ho accuratamente evitato di rimanere solo con lui.
Luca, al contrario, fa di tutto per avvicinarmi, ormai sta diventando una vera ossessione.
Sono tempestato dalle sue telefonate.
Devo trovare una soluzione altrimenti rischio d'impazzire.
Non è di Luca che ho timore, ciò che mi spaventa è avere provato piacere facendomi succhiare il cazzo da un altro uomo e non so capacitarmi che ciò sia potuto accadere.
Devo reprimere questo desiderio sessuale a tutti i costi, magari andando anche a puttane..
Decido di scendere in archivio per consultare alcune pratiche che giacciono nei registratori porta documenti.
Il locale è situato nello scantinato dell'edificio.
Lunghe file di scaffalature metalliche, perfettamente allineate, accolgono migliaia di fascicoli custoditi nei registratori.
Intento come sono nella mia ricerca non faccio caso alla porta che si apre alle mie spalle, solo quando sento il rumore del chiavistello serrarsi mi giro in quella direzione.
Davanti all'uscio c'è Luca.
Fa alcuni passi e si ferma dinanzi a me.
Non ci scambiamo una sola parola.
I lineamenti del suo viso mi appaiono più sensuali del solito.
Allunga la mano e mi accarezza i capelli, accosta le labbra alle mie e mi bacia.
Sono preda di una vampata di calore.
Esito.
La punta della lingua penetra fra le mie labbra.
Chiudo gli occhi.
Il piacere che provo mentre mi bacia non ha niente di diverso da quello che sono solito avvertire quando sto con una donna.
Lascio che mi frughi, poi anch'io l'assecondo e contraccambio il suo slancio.
Rovisto con la lingua l'interno della sua bocca incrociando a più riprese la sua lingua.
Continuiamo a scambiarci tenere effusioni senza mai staccarci con le labbra.
Ho il cazzo duro che pulsa e non vedo l'ora che me lo stringa fra le dita.
Luca sembra percepirlo perché slaccia la cinghia dei miei pantaloni e stringe fra le dita le mie palle.
Continuiamo a baciarci appassionatamente.
Si sbottona pure lui le brache e trascina la mia mano sul suo cazzo.
E' la prima volta che mi succede di stringere fra le dita un uccello che non sia il mio.
Quella che provo è una sensazione completamente nuova, piacevole.
Lo accarezzo, lo strofino, lo palpo.
E' duro, turgido, grosso.
Con un certo timore inizio a masturbarlo.
Nella posizione in cui mi trovo sono a disagio, non sono abituato a tenere la mano in senso inverso rispetto a quando mi masturbo da solo, sono imbranato e soffro di inesperienza.
Lui invece mi masturba con grande abilità.
- Girati -
L'invito sopraggiunge inaspettato, proprio mentre sto godendo dei movimenti della sua mano.
Luca fa scivolare in basso le mie mutande e mi fa chinare con l'addome sulla scrivania che sta al centro del locale.
S'inginocchia dietro di me e con la punta della lingua mi cosparge di saliva l'ano, solleticandomi con lievi penetrazioni.
Si rialza in piedi, m'invita a dilatare il culo come quando sto per evacuare.
Il cazzo mi penetra nello sfintere con difficoltà.
La parete del retto si dilata a dismisura provocandomi un intensa sofferenza fisica.
Ho male, arriccio il naso e digrigno i denti per contenere la voglia che ho di urlare.
Non sono mai stato inculato, è la prima volta che succede.
Soltanto qualche settimana fa me ne sarei vergognato, ora invece ne sono felice.
Ho il cazzo duro per l'eccitazione, ma anche per il piacere infinito che la cappella di Luca sa darmi mentre si muove dentro di me.
Le gambe mi tremano.
Godo... godo... finalmente godo.
Luca tiene una mano distesa sul mio uccello e, mentre m'incula, lo accarezza...
[ Domenica 27 maggio ]
Ho trascorso l'intero pomeriggio a dipingere.
Seduto sul divano, con le gambe incrociate, osservo la tela che ritrae il volto di Luca.
Il quadro è quasi ultimato, mancano soltanto pochi ritocchi poi sarà pronto per essere incorniciato.
Il telefono squilla.
- Pronto!
- Ciao!
Una voce femminile sta all'altro capo del telefono.
- Scusi, ma chi con chi parlo?
- Dai, non fare il cretino... Sono io. Rossana.

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